Attesa di Giudizio di Francesco M. Passaro

Tutto ciò che in genere sappiamo di giustizia italiana si riduce purtroppo ai casi diventati mediatici che ancora, a distanza di anni, i telegiornali ci ripropongono come casi irrisolti. E non è comunque abbastanza, poiché ciò che quasi sempre preme raccontare e ascoltare sembra essere la storia personale piuttosto che la vicenda giudiziaria. Ne risulta che il cittadino italiano, affetto da disinformazione, spesso ignora i propri diritti davanti alla Legge e ancora più spesso non ha idea di come funzioni un processo giuridico. Attesa di Giudizio (IRIS4 Edizioni, 2013) di Francesco Passaro si rivela a tal proposito molto istruttivo. L’autore, egli stesso avvocato penalista, ripercorre infatti le varie e lente tappe del procedimento giudiziario. Vincenzo Zaccaria, giovane neo-avvocato in una Napoli di “scugnizzi”, assume la difesa di Lorenzo Botticelli, infermiere accusato di aver strangolato a morte Patrizia Romano. Fermamente convinto dell’innocenza del suo amico e cliente, Vincenzo non si rassegna ai meccanismi della giustizia pigra e sciatta e arriva anche a incaricare un investigatore privato pur di contrastare il giudizio affrettato, superficiale del Pubblico Ministero Serenella Lupo poco propensa a ritrattare l’accusa, per quanto infondata. A Lorenzo non rimane invece che attendere un giudizio che tarda a sopraggiungere.

Ed ecco che l’attesa diventa parola chiave, simbolo dell’indolenza e della proverbiale lentezza del sistema legale italiano. L’angosciosa condizione dell’essere sospesi alimenta il senso di smarrimento di chi si sente in trappola, impotente dinanzi a tanta arroganza. E il sentimento dell’attesa è logorante, quasi insostenibile per chi dipende interamente dalla parola di pochi. Per Lorenzo che in carcere smagrisce e impallidisce sempre più, per la sua famiglia che vive nel terrore di vederlo innocente dietro le sbarre, e per Vincenzo che tra l’apprensione per l’amico e le ricerca di una linea difensiva si cruccia aspettando il processo. Sullo sfondo gli odori, i suoni e i colori della capitale partenopea, città sempre uguale a se stessa e regno di contraddizioni. Perfetto scenario di inquietudini e aspettative.

Con una scrittura piena e concisa, descrittiva ma affatto divagante Francesco Passaro mette in scena il tormento di vite costrette all’immobilismo di un’attesa avvilente.

 

Alessia Forgione

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