Carlo Porcedda e Maddalena Brunetti Lo sa il vento. Il male invisibile della Sardegna

RECENSIONE di Salvatore Azzena, studente liceale

Soltanto nei primi anni del 2000 si è avuta l’esigenza di tutelare in Sardegna la salute collettiva, la quale è riuscita a prevalere su ragioni di Stato come le esercitazioni militari, la necessità di smaltire i residui della seconda guerra mondiale e altri interessi di tipo economico e industriale.

Negli anni successivi al secondo conflitto mondiale nella nostra isola si è dovuto “nascondere” quanto era rimasto. Tutto ciò ha creato una contaminazione di alcune aree del sud, a causa della presenza di metalli nocivi quali l’uranio, il cadmio, il rame, il piombo e il tungsteno che hanno determinato pericolose conseguenze. Infatti, il territorio è diventato pericoloso per la pastorizia e per l’agricoltura, vista la contaminazione del terreno. A Perdasdefogu e a Quirra è presente il più grande poligono di tiro d’Europa, aperto nel 1956 con basi aeree, terrestri e navali. È inoltre una struttura strategica di importanza internazionale perché, trovandosi al centro del Mediterraneo, potrebbe essere una base importante per eventuali interventi bellici. A causa di questo, più di diecimila animali sono stati costretti ad abbandonare queste terre insieme con una dozzina di agricoltori, inoltre in questa zona dell’isola è vietato raccogliere i frutti della terra perché creerebbero un grave pericolo per la salute pubblica. Questi pastori e agricoltori sono stati allontanati inizialmente dalle loro terre in cambio di un compenso, ma dopo numerose proteste sono stati riammessi all’utilizzo del terreno, dietro pagamento di una sorta di affitto.

Ritengo assurdo questo comportamento da parte dei militari: infatti, richiedere un affitto per coltivare delle terre per giunta contaminate non è un comportamento ragionevole. Tuttora sono fatti sopralluoghi in tutto il territorio e nel mare circostante per cercare altri residui bellici prima nascosti, forse dagli stessi militari. Inoltre alcuni di questi reperti sono radioattivi. Questi sopralluoghi hanno fatto mettere sotto sequestro più di due chilometri quadrati di fondale marino. Tutti questi reperti bellici vengono apparente “conservati” a Cagliari. Naturalmente arrivano nella città anche materiali ritrovati in seguito ad indagini estese in altre zone d’Italia, come a Napoli, dove sono stati ritrovati reperti che dovevano essere lì smaltiti.

Negli anni, alcuni militari che hanno lavorano in queste aree hanno depositato varie testimonianze, tra loro alcuni hanno denunciato il fatto di essersi ammalati di tumori vari dopo aver lavorato nel poligono. Grazie a queste testimonianze è stato imposto il divieto ai civili di accedere nel poligono. Inoltre vi è una mancanza di adeguati controlli sanitari su civili, ma anche sui militari, a causa dell’inquinamento di varie prove per il quale alcuni tecnici sono tuttora indagati. Queste indagini riguardano appunto l’impossibilità da parte del mondo agropastorale di poter esercitare la propria attività in queste zone della Sardegna.

“Lo sa il vento”. Un titolo che può avere varie interpretazioni, ma a mio parere la più probabile è che è proprio il vento a trasportare le polveri tossiche, create dopo lo smaltimento di ciò che è stato ritrovano nel tempo, che contaminano il territorio e il sistema idrico. Proprio per questo è stata richiesta una messa in sicurezza delle zone interessate tramite una bonifica per tutelare l’incolumità di civili e del personale addetto, ma il fatto che le polveri e i metalli inquinanti ormai siano “in circolazione” comporta un grave disagio per la bonifica.

In seguito a questo tentativo di bonifica è stata richiesta la riesumazione delle salme dei militari che lavorarono nel poligono per verificare l’effettiva presenza di radioattività. Sono stati riesumati anche i corpi dei pastori che hanno condotto le mandrie al pascolo in quella zona. I risultati delle autopsie hanno confermato la morte di tutti loro a causa di tumore. Contro tutte le testimonianze, anche visive, tra cui appunto le autopsie delle salme, ci sono varie controinformazioni che presentano alcune strategie per simulare la dimostrazione della volontà di tutelare la salute collettiva. Inoltre sono portate avanti ulteriori iniziative per mantenere il poligono, visto che è una grande fonte economica. Io non ero a conoscenza di tutti questi fatti, li ho appresi grazie al libro Lo sa il vento. Ritengo che siano vicende e situazioni seriamente sorprendenti e sconvolgenti. Inoltre ho letto sul nostro quotidiano “La Nuova Sardegna” che oramai la chiusura del poligono è sempre più vicina, anche se manifestano la loro contrarietà alcune organizzazioni pro-poligono.

Salvatore Azzena, I D, Liceo Scientifico G. Marconi, Sassari

CORSO DI SCRTTURA CREATIVA
Coordinatrice: prof.ssa Alessandra Petretto.

link per leggere i primi capitoli del libro di Carlo Porcedda, Maddalena BrunettiLo sa il vento. Il male invisibile della SardegnaEdizioni ambiente – Verde Nero

http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/sa-vento-male-invisibile-della-sardegna

sweets dreems


 

(966)

Lascia un commento