Carlo Porcedda e Maddalena Brunetti Lo sa il vento. Il male invisibile della Sardegna

RECENSIONE di:  Lo sa il vento, di Carlo Porcedda, Maddalena Brunetti,  di Enrico Petretto, studente.

Quando si parla di Sardegna, pensiamo sempre al mare, alle spiagge, piccoli scorci di Paradiso invidiati in tutto il mondo, ai boschi ed alle foreste ultracentenarie che fanno da mantello all’isola per eccellenza, alle numerose miniere, simboli di un’epoca dimenticata, che ogni anno attirano una grande quantità di turisti.

E se un giorno tutto questo dovesse svanire nel nulla e questo Eden piombasse nelle viscere più oscure, putride e malsane della Terra? Questa discesa, in verità, è iniziata già da molto tempo, dal nord al sud. Nella pace che circonda quest’oasi si nasconde un male preoccupante: le nano-particelle.

Queste particelle riescono a raggiungere misure atomiche di 0,2 nanometri; a queste ridotte dimensioni le particelle assumono un comportamento molto simile a quello del gas che, se inalato per le vie respiratorie o per contatto con l’epidermide può scatenare delle patologie di tipo tumorale. Partendo dal  Sulcis Iglesiente, estremo sud della Sardegna e sede dell’antica gloria mineraria dell’isola, possiamo già avvertire la presenza di questo male: un esempio è l’antica miniera di Monteponi, che ogni anno attira una moltitudine di turisti, venuti a fotografare ciò che resta dell’antica struttura incastonata nel grande muro cremisi che caratterizza la zona. Qui la pioggia strappa i metalli pesanti che si riversano nel Rio San Giorgio, il quale, scendendo a valle, si concentra nella palude de Sa Masa.

I temporali creano piccoli ruscelli di un colore rossastro che arrivano sino al mare. Nonostante lo stabile sia dotato di una bellezza indiscutibile per la quale lo Stato italiano l’ha nominato bene da tutelare, è portatore di polveri dannosissime per l’ambiente e per l’uomo.

Rimanendo in zona ma spostandoci verso località marittime come Porto Scuso, ritroviamo il medesimo problema dei fanghi rossi, ma la causa ha un nuovo nome: è l’EurAllumina, l’azienda che dal miscuglio di bauxite e soda caustica ricava l’alluminio, i cui scarti vanno a finire in un vascone naturale. Dopo svariati anni di rigetto, la vasca è riuscita a diventare una collina di oltre 20 metri di pura sporcizia tossica, e con l’arrivo di forti raffiche di vento la polvere che ricopre la collina si spinge fino alla frazione di Paringianu e qui ricopre le case del paesino, e provocando forti irritazioni negli abitanti; inoltre, quando soffia il maestrale, il pulviscolo raggiunge località più distanti come San Giovanni Suergiu e Matzaccara.

In anni recenti è stato costruito un nuovo centro di stoccaggio, e, nonostante la proibizione del comune, la EurAllumina è riuscita in ciò facendo leva sulla nascita di nuovi posti lavoro. Ma da lì a poco l’azienda avrebbe creato malessere anche nella classe operaia con il blocco della produzione.

Al termine della vicenda sono arrivate le manifestazioni degli operai e le false promesse dello Stato che ha lasciato i cittadini delle varie località in balia di malattie polmonari e tumorali.

Abbandonato il Sulcis ci si sposta più a est verso il Campidano dove l’industria lascia spazio alle installazioni di tipo bellico. Proprio in questa zona si estende lungo 25 km di costa la base meteorologica di Capo Frasca presso la quale, oltre a Decimomannu, atterrano gli aerei provenienti da Aviano e Ghedi Torre, centri famosi per essere oltre a centri di addestramento militare anche le due basi che si spartiscono tutti gli ordigni nucleari in Italia.

Le prove per il corretto funzionamento degli ordigni avvengono all’interno delle basi operative sarde; da moltissimi anni sono iniziate le proteste per la presenza di numerosi bossoli, di residui bellici in discariche improvvisate e per le testimonianze di malattie di numerosi ex e non operatori del poligono che hanno contratto gravissime malattie leucemiche e che continuano a lottare senza sosta contro il cancro. Per far fronte ai numerosi problemi il sindaco di Cabras si è mobilitato portando alla luce registri e documenti che mostrano la crescente quantità di malattie nella zona intorno al poligono. Tutto questo, però, non ha portato ad alcun risultato.

Dirigendoci verso est nella provincia dell’Ogliastra abbiamo a che fare con il più rilevante e tristemente noto dei mali che colpiscono la Sardegna, ovvero la base sperimentale di Salto di Quirra. Il poligono ormai da anni è al centro di continue inchieste: le notizie sull’insorgenza di tumori hanno cominciato ad emergere solo a partire dall’anno 2000 con una diffusione insolita di linfomi, leucemie e malformazioni tra militari addetti ai lavori, pastori e pascolo. Inchieste sono state svolte anche dalle Asl di Lanusei e Cagliari, che hanno portato alla luce dati preoccupanti tra mutazioni negli animali e malattie tra i pastori, che lavoravano nella zona antistante alla base.

Per cercare di fare fronte al problema sono state sequestrate enormi quantità di materiale  bellico collocate sia in mare sia a terra, in particolare è stata sequestrata un’area il cui fondale conservava un gran numero di ordigni.

Recentemente sono finiti nel mirino della procura di Lanusei numerosi armamenti, in particolare i missili MILAN al cui interno sono presenti enormi quantità di torio che al momento dell’esplosione si espande in tutta l’aria circostante con un raggio d’azione elevatissimo.

Risalendo a nord si può ammirare la parte gallurese dell’isola e in particolar modo l’arcipelago de La Maddalena, famoso per la “spiaggia rosa” considerata un bene inestimabile, e aver ospitato nell’ultima dimora Giuseppe Garibaldi, che costruì a Caprera “la casa bianca”, oggi noto museo.

La Maddalena è famosa anche per il fatto che nel 2008 sarebbe dovuta essere la sede del G8, che in seguito fu spostato a L’Aquila: questa scelta fu duramente criticata da popolazione e sindaco, perché il G8 fu considerato un’opportunità per lo sviluppo dell’isola.

Oggi La Maddalena si ritrova a fare i conti con strutture faraoniche cariche di numerosi problemi strutturali che col passare del tempo sono aumentati a dismisura. Il vento e le infiltrazioni hanno provocato danni: parti di soffitti crollate, tubi e cavi a vista perché i pannelli che li contenevano sono venuti giù, pareti scrostate per l’umidità, calcinacci, attrezzi lasciati lì in attesa che qualcuno li riprenda in mano.

Questi sono soltanto alcuni dei tanti problemi strutturali, ambientali, sanitari che affliggono la Sardegna. All’appello mancano numerose strutture, per esempio la Saras, che da anni inquina tutta la zona intorno a Sarroch (CA). Un aiuto essenziale per far fronte a tutti questi problemi oltre che da enti nazionali dovrebbe arrivare in primo luogo da enti regionali come l’ARPAS, organismo incaricato di fare controlli, ispezioni e verifiche, al quale si rivolgono anche i Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente. Dalle affermazioni di queste associazioni sembra che il “problema ambiente” stia veramente a cuore a tutti ma dai fatti risulta l’esatto contrario: ci si muove con una lentezza incredibile che aggrava solo i numerosi problemi e magari ne porta di nuovi, tanto che nel 2007 la Sardegna è risultata l’ultima regione a controllare la propria agenzia per l’ambiente.

In tutto questo ci mettono lo zampino anche Regione e Stato che stanno cercando di rendere l’isola la discarica d’Europa.

Una storia che si ripete nei secoli: se prima sono stati i fenici, i cartaginesi, i romani, i vandali, i bizantini, gli spagnoli, oggi a dominare il nostro paradiso sono le multinazionali italiane ed europee.

Quando la Sardegna sarà dei sardi, quando mostreremo chi sono i veri padroni della nostra terra? Ma le responsabilità non sono soltanto da attribuire alle grandi industrie, il vero problema è la nostra condizione insulare, il fatto di non conoscere le numerose bellezze che la nostra isola ha da offrire e inoltre il soffermarci esclusivamente sulle più fanose località della mondanità estiva, senza guardare all’interno di quest’immensità insulare.

A tutto questo si lega il tema trattato, l’incapacità di sfruttare le nostre risorse e quindi la mancanza di fondi che ci porta ad aprire le porte a chiunque abbia moneta da spendere … E così sono arrivate le grandi compagnie, lo Stato, le multinazionali a cui abbiamo permesso senza troppi indugi di plasmare di anno in anno il nostro territorio, così da perdere velocemente quella che sarebbe potuta essere un’importantissima fonte di sostentamento e ci avrebbe permesso di non entrare a patti con chi pensa che il nostro “angolo di paradiso” possa essere ridotto a un girone infernale dantesco.

Ed è grazie al libro-inchiesta di C. Porcedda e M. Brunetti che ho potuto approfondire informazioni e notizie di cui non si parla, di cui i mass media non si interessano, per poi raccontare l’ennesima morte per tumore, o la denuncia dei disperati che sono vittime e che reclamano giustizia. Un libro che tutti i sardi dovrebbero leggere con attenzione. Con grande attenzione.

Enrico Petretto, Classe III D, Liceo Scientifico G. Marconi, Sassari

Coordinatrice: prof.ssa Alessandra Petretto.

link per leggere i primi capitoli del libro di Carlo Porcedda, Maddalena BrunettiLo sa il vento. Il male invisibile della SardegnaEdizioni ambiente – Verde Nero,

http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/sa-vento-male-invisibile-della-sardegna

sweets dreems

 

 

 

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