Carlo Porcedda e Maddalena Brunetti Lo sa il vento. Il male invisibile della Sardegna

C. Porcedda, M. Brunetti, “Lo sa il vento”, ed. Ambiente, collana Verdenero

È il 2001: un magistrato della procura militare di Cagliari, Mauro Rosella sta guardando la televisione nel salotto di casa sua e vede un’ inchiesta sulle possibili correlazioni tra tumori e l’impiego di uranio impoverito durante la guerra in Kosovo e in Bosnia; il programma racconta tra le altre cose della morte di Giuseppe Pintus, un militare morto di leucemia, che era stato in servizio soltanto nel poligono di Capo Teulada e spinge il magistrato a richiedere alcune attività investigative ai carabinieri e alcuni accertamenti al CISAM di Pisa.
Si apre così, in questo e in altri poligoni, una serie di ispezioni e rilevamenti che per un lungo tempo non vengono eseguite scrupolosamente o vengono ignorate. Per vari anni i giudici e i governi si rifiutano di accettare le relazioni tra le patologie dei militari e un probabile utilizzo di sostanze tossiche nelle basi e nei poligoni.

Ma in alcuni rari casi le famiglie delle vittime possono sperare in dei risarcimenti o almeno in  spiegazioni attendibili. Sono sempre più i casi in cui gli ovvi legami tra i malesseri e l’obbligo di maneggiare sostanze dannose senza adeguate protezioni vengono riconosciuti.

È il caso di Valery Melis, un militare di Quartu che al ritorno da una missioni in Kosovo nel 2000 aveva scoperto di aver contratto il linfoma di Hodgkin; quattro anni dopo, a soli 27 anni, morì.
Dopo vari anni il giudice giunse alla conclusione che l’esercito conosceva i rischi a cui erano esposti i soldati nei Balcani, ma non aveva preso provvedimenti sufficienti a proteggerli.
La famiglia di Valery riuscì a ottenere non solo un risarcimento di 584.000 euro, ma anche una delle poche ammissioni di colpa che ci permettono di sperare che un giorno le condizioni dei poligoni e delle basi militari vengano migliorate per proteggere la salute dei soldati stessi che vi lavorano e che continuano a darci una speranza nelle istituzioni che talvolta sembrano non essere dalla parte del giusto.

Una storia non esattamente a lieto fine, ma che sembra promettere che in futuro venga riconosciuto il collegamento tra le missioni nei Balcani (e non solo) e i malesseri contratti dai militari dopo il ritorno da esse. Una storia che “Lo Sa il Vento” racconta con scrupolo e pienezza di dettagli insieme alle altre storie più rappresentative, che nella maggior parte dei casi terminano in maniera ben peggiore di questa.

 

Proprio nello stile con cui sono raccontati i fatti sta il punto di forza di questo libro: un’efficace “versione in prosa” delle testimonianze, dei documenti e dei fatti che permette di comprendere anche argomenti di cui non si hanno conoscenze approfondite e che rende la lettura più semplice e scorrevole.

“Lo Sa il Vento” fa luce su molte notizie di cui si sente parlare poco dalle fonti di informazione e per questo è un libro che dovrebbe essere letto da tutti, non solo dagli abitanti della Sardegna.

Evidenziato da Lorenzo Amir Nemati Fard, classe I D, Liceo Scientifico Statale G. Marconi, Sassari

CORSO DI SCRITTURA CREATIVA
Coordinatrice: prof. ssa Alessandra Petretto.

link per leggere i primi capitoli Carlo Porcedda, Maddalena BrunettiLo sa il vento. Il male invisibile della SardegnaEdizioni ambiente – Verde Nero

http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/sa-vento-male-invisibile-della-sardegna

 

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