Ho Visto il Film di Dario Pontuale, un libro per lettori pigri

Quante volte l’abbiamo sentito dire, “il libro non l’ho letto però ho visto il film”. E  quanti di noi, letterati della vecchia scuola, questa frase ha fatto imbestialire. Dario Pontuale sfrutta invece l’indignazione dei più come spunto per ribaltare questo contesto e i lettori disattenti e svogliati diventano il punto di partenza, nonché il perno centrale, di un’opera metaletteraria.
Ho Visto il Film (Valigie Rosse, novembre 2014) è infatti un compendio, una sorta di Bignami della letteratura, rivolto soprattutto, ma non solo, a chi vorrebbe mantenere il passo dei compagni divora-libri ma proprio non ha il tempo o la pazienza di farlo.  Da Il Vecchio e il Mare a Factotum, da La Luna e i Falò a Il Giovane Holden, Pontuale passa al setaccio tutto il Novecento italiano e straniero senza però tralasciare i nomi che alla fine dell’Ottocento hanno introdotto il secolo moderno, nomi quali Melville, Flaubert, Zola. I 21 capitoli di questo libro, ognuno dei quali dedicato ad un romanzo e al suo autore, si susseguono in ordine sparso, ovvero senza criteri cronologici o artistici, e sono il frutto di altrettanti incontri tenuti da Pontuale allo scopo di sensibilizzare alla lettura dei grandi testi. Testi che possono risultare in qualche modo riconoscibili all’universo culturale privato degli spettatori, grazie alla loro fama o magari ad un film. E forse è per questo motivo che i capitoli si chiudono sempre con l’annotazione di un lungometraggio ispirato all’opera in questione.
Libri che parlano di libri se ne vedono tanti durante la carriera scolastica di uno studente qualsiasi ma Ho Visto il Film si distingue dai soliti manuali di letteratura. A renderlo quantomai innovativo concorrono la grande facilità di lettura grazie a una scrittura pulita, scorrevole e priva di paternalismi, e il contributo assolutamente personale che l’autore dà alla trattazione realizzando un suggestivo accostamento dell’opera letteraria al mondo privato. Quest’ultimo aspetto, insieme ai ritratti profondamente umani che vengono fuori dalle brevi biografie degli scrittori, permette a chi non è avvezzo a maneggiare testi letterari di comprenderne la straordinaria vicinanza con l’intimità dell’autore, e con la nostra. Terza caratteristica dissociante è l’inserzione in ogni racconto di un “ritratto di autore”, tutti realizzati dalle mani esperte di illustratori, fumettisti e disegnatori internazionali. Irène Gérard, Manuela Sagona, Sophie Brunner, Giuseppe Verde, Chicco Aiello, Remy Pierlot, Alberto Valgimigli, Alessandro Mainardi, Dominique Theate, Gentiane Angeli, Xavier Lemmens, Lorenzo Ghignone, Francesca Ghermandi, Riccardo Sevieri, Giga, Pascal Leyder, Salvatore Pirchio, Tuono Pettinato, Veronica Martinelli, Riccardo Bargellini, Alberto Pagliaro. Con le loro vignette straordinariamente evocative, rappresentazioni di un immaginario tutto personale, intensificano la lettura e impreziosiscono l’opera, suggerendoci che l’arte ha varie forme ma un’unica anima e che le immagini e la parola sono solo due modi di esprimerla non necessariamente in conflitto.

Alessia Forgione

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