Io, Fidel di Noa Bonetti

Dagli anni Sessanta in poi l’universo politico delle nuove generazioni è stato dominato dalla figura accattivante e piacente del Che, Ernesto Guevara, il rivoluzionario argentino che ha contribuito con spirito eroico alla liberazione di Cuba dal giogo di Washington. Poco o nulla invece si sa sul Líder Máximo che ha guidato il suo popolo verso la rivoluzione socialista. E Io, Fidel di Noa Bonetti (IRIS4 Edizioni 2014) si prende la briga di colmare questa imbarazzante, imperdonabile, lacuna presentandosi come la prima vera biografia di Fidel Castro.

Attraverso la drammatizzazione dialogica l’autrice mette in atto uno dei più nobili espedienti della letteratura classica, l’incontro-scontro attraverso la discussione. Perno di tutta la vicenda narrativa sono infatti le amichevoli chiacchierate di due donne che si scoprono portatrici di diverse considerazioni politiche e storiche: Vani, la più giovane, vede in Che Guevara il prototipo del rivoluzionario energico e irruento simbolo di un potere politico incorruttibile, eredità di una ribellione adolescenziale più istintiva che ragionata. Ona, di qualche anno più matura dell’altra, reporter di primo piano nella Roma degli Anni di Piombo, vede nel più riflessivo e pragmatico Fidel Castro l’unico in grado di guidare un popolo verso la libertà politica ed economica, perfettamente consapevole della vitalità culturale che la rivolta può risvegliare e dei danni che provoca se condotta   con ottusa determinazione. Ecco che attraverso le parole delle due amiche l’immagine politica del Comandante in Capo del Movimento 26 Luglio prende forma, dall’incontro in Messico con Ernesto Guevara all’indipendenza dagli Stati Uniti, dai rapporti con l’URSS alla caduta della superpotenza comunista; brevi vittorie, sconfitte, minacce guerrafondaie, compromessi e falsi storici. Quello che viene fuori è il ritratto di un personaggio controverso che è insieme traditore e salvatore, leader politico profondamente ancorato agli ideali di giustizia sociale e di resistenza però disposto a sporcarsi le mani per difendere un’utopia. Ma quando nella discussione interviene anche Giulia, figlia diciassettenne di Vani e rappresentante di un disincanto in espansione, il dialogo si allarga a considerazioni sulla realtà contemporanea in cui l’immobilismo politico diventa lo specchio di una società “post-ideologica”.

 

Non dunque la solita biografia da saggio storico ma un testo che trascina il lettore nel clima accogliente e familiare della discussione domestica, stimolando al contempo la riflessione storica e ideologica. Una scrittura scorrevole ma che sa riconoscere la forte dignità dell’argomento e sostenerne il peso. Lungi dal voler pilotare le considerazioni degli avventori la Bonetti si dimostra capace di grande obiettività e lucida analisi, e fedele alla complessità del personaggio riesce a frenare il rosso entusiasmo della sua (ben nota) appartenenza politica.

Alessia Forgione

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