Mela Amara di Ursula Vaniglia Orelli (Iris4 Edizioni, 2014)

Non è la classica cronaca di una malattia. Mela Amara di Ursula Vaniglia Orelli, edito da IRIS4 Edizioni, indaga le ragioni più profonde e oscure di quel disagio esistenziale che troppo spesso sfocia nella privazione. Privazione materiale e fisica che somiglia sempre più a un’autopunizione. L’anoressia nervosa di Chiara è infatti legata a doppio nodo agli spettri e ai traumi che le hanno segnato l’esistenza. Affetti negati, delusioni, tradimenti, violenza sessuale, che implacabilmente si manifestano attraverso inappetenza forzata, chiusura emotiva e tormento morale. Il disturbo alimentare che affligge la protagonista è solo apparentemente connesso alla percezione nichilista e narcisistica di sé. Risulta perfettamente centrato in questo senso l’intervento in appendice del micropsicoanalista Andrea Rocchitelli, che punta maggiormente a collegare questa anoressia al dramma dell’esistenza, strappandola alle solite teorie che la vogliono invece associata alle cattive influenze di una società dell’apparenza. Solo l’incontro-scontro tra Chiara e lo psichiatra Aleandro Salvi può innescare quel processo salvifico che dal riconoscimento della malattia e delle cause che l’hanno generata porta al dialogo interiore e alla guarigione. Un romanzo-verità che a tratti si affaccia sullo scenario di decadenza morale e sociale dell’Italia degli anni Novanta e della tarda Prima Repubblica dell’Angola delle guerre civili e dei diamanti insanguinati. Tra psicologia, indagine sociale e riflessione esistenziale l’autrice ricostruisce attraverso il dialogo terapeutico la storia di una vita di sofferenza.

 

Alessia Forgione

(1702)

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