Micheal Connely – L’uomo di Paglia Piemme

 

Recensione di Giommaria Pilo

Le nuove tecnologie ormai sono ovunque. Internet ha preso il sopravvento e la maggior parte di noi ha un accesso ad esso. Esso ha avuto un effetto molto profondo sulla nostra cultura e ha messo in crisi i vecchi mezzi di comunicazione: libri, TV, radio, giornali e persino il Los Angeles Times risente di questo effetto. Non è più la “bara di velluto”, il luogo dove tutti vorrebbero lavorare. E il prossimo a rendersene conto sarà proprio Jack McEvoy, colui che ha scoperto l’identità del Poeta. Licenziato per far posto ai nuovi reporter disposti a prendere molto meno di lui, ha due settimane per scrivere un articolo che faccia ricordare a tutti il suo nome, anche dopo che se ne sarà andato. L’occasione arriva con Alonso, un giovane sospettato ingiustamente di omicidio. Jack si troverà nel mirino di un maniaco che lo sorveglia attraverso la rete e che ha pianificato tutte le sue mosse. Il futuro ex-giornalista non sarà solo; avrà dalla sua parte la esperta di psicologia criminale del FBI Rachel Wailing che già aveva collaborato con lui ne Il Poeta.

Micheal Connely ne L’uomo di paglia ci racconta di come la tecnologia, a volte, si possa rivelare la nostra peggior nemica e di come internet non solo aiuti la polizia a trovare i criminali, ma anche i criminali stessi a trovare alleati e vittime. Nel complesso la decisione di rivelare dall’inizio il colpevole mi ha un po’ deluso anche se mi ha permesso di esplorare la sua mentalità contorta.

Personaggio preferito: Rachel Wailing. Una brillante agente del FBI che è pronta ad aiutare i suoi amici anche se questo comportasse andare contro la legge.

Luogo preferito: La Highway 93 l’autostrada più solitaria d’America. Qui Jack si rende conto di essere tagliato fuori dal mondo. Che dire, il posto giusto al momento giusto.

Note o suggerimenti: Lo consiglio a chiunque piacciano i thriller.

EVIDENZIATO da Giommaria Pilo,  classe III A,  liceo scientifico Marconi,  Sassari.

 

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