Richard Paul Evans Michael Vey. Il prigioniero della cella 25

Recensione di  Rita Pedoni (III D Liceo Scientifico G. Marconi, Sassari), del libro di Richard Paul EvansMichael Vey. Il prigioniero della cella 25, traduzione di  Stefania Rega, Baldini Castoldi Dalai editore

Michael ha 14 anni ed è affetto dalla sindrome di Tourette, un disturbo neurologico che gli causa movimenti involontari dei muscoli. Per questo motivo, spesso viene etichettato come ‘strano’ e preso di mira dai bulli. In realtà è un ragazzo come tutti gli altri: va a scuola, gioca ai videogiochi con il suo migliore amico Ostin, si innamora delle ragazze carine come la cheerleader Taylor. Però quando un pomeriggio i bulli lo attaccano, Michael non riesce più a trattenersi e usa quegli stessi poteri che hanno costretto lui e sua madre a fuggire da Pasadena anni prima. Da quel momento in poi, nulla sarà più come prima: perché anche Taylor nasconde un segreto simile al suo, e le loro ricerche li porteranno a scoprire molto più di quanto si aspettassero …

“Il prigioniero della cella 25”, scritto da Richard Paul Evans, autore americano tradotto in più di venti lingue, è il primo di una saga di sette libri. L’autore punta sul genere fantascientifico, scegliendo come target i ragazzi preadolescenti e adolescenti; i lettori si riconoscono nei personaggi, che nella maggior parte si ritrovano in quella fascia d’età.

Personalmente credo che il libro debba essere considerato nell’ottica di un progetto più ampio, nel quale le situazioni dovranno certamente evolversi, sia per quanto riguarda lo sviluppo emotivo dei personaggi, sia nell’ambito “scientifico” dove gran parte delle spiegazioni sono solo abbozzate, probabilmente per lasciare uno spiraglio per i prossimi libri. Evans non ha fretta, si prende il tempo per presentare i personaggi nel loro ambiente naturale prima di spostarli sulla scena, e dedica la giusta attenzione agli eventi, costruendo lentamente le basi per il resto della storia. La divisione del romanzo in tre ‘parti’ contribuisce nella distribuzione degli avvenimenti e separa la sfera quotidiana da quella nuova, una sorta di calo del sipario. Il punto di vista del protagonista non viene privilegiato, infatti a cominciare dalla seconda parte, la focalizzazione si sposta da Michael sugli altri personaggi, per seguire lo sviluppo degli eventi, e svelare anche parti dell’interiorità dei personaggi che altrimenti non si sarebbero potute rivelare.

Gli stratagemmi letterari non intaccano comunque la scorrevolezza del racconto, una lettura piacevole e avvincente: si legge tutto d’un fiato, e lascia con il fiato sospeso in attesa di sapere come andrà a finire nei prossimi romanzi.

Emozioni provate durante la lettura: tensione, un senso generale di sospensione. La paura dei personaggi diventa quella del lettore, come un pugno nello stomaco.

Personaggio preferito: Abigail, per quanto compaia poco, perché è così buona che non si può fare a meno di affezionarsi a lei.

Ambiente preferito: La cella 25 mi ha particolarmente lasciato il segno.

Note o suggerimenti: Nessuno. Ho molte aspettative riguardo il proseguimento delle vicende ma sono sicura che Evans riuscirà a non deludermi.

Rita Pedoni
III D Liceo Scientifico G. Marconi, Sassari

CORSO DI SCRITTURA CREATIVA
Coordinatrice: prof.ssa Alessandra Petretto.

link per leggere i primi capitoli del libro di Richard Paul EvansMichael Vey. Il prigioniero della cella 25, traduzione di  Stefania Rega, Baldini Castoldi Dalai editore, novembre 2012

http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/michael-vey-prigioniero-della-cella-25

sweets dreems


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Un commento

  • giovannifonghini

    I giovani talenti, come Rita, vanno incoraggiati e supportati concretamente. Attualmente però il tutto è affidato soltanto alla buona volontà di alcuni singoli, come la docente di Rita che ha coordinato il corso di scrittura creativa. La scuola italiana soffoca di burocrazia, invece dovrebbe trasmettere i saperi. Giovanni Fonghini

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