Si riparano bambole di Antonio Pizzuto

Sinossi del romanzo di Antonio Pizzuto, Si riparano  bambole

“Si riceveva, ma il termine è un po’ ampolloso, ogni martedì, con un giro di visite scambievoli che occupava l’intera settimana tolte le domeniche. Era quindi possibile ripigliare il discorso o rinviarne la trattazione al giorno seguente là dove toccava rincontrarsi….”   La vita di Profi è al centro di questo – forse il più esemplare – romanzo di Antonio Pizzuto. Si riparano bambole è una vita narrata per frammenti, singoli frame di epoche biografiche montati in sequenze cinematografiche che dall’infanzia procedono, a tratti declinanti, verso la senilità. Dalla ricchezza dei primi anni alla povertà degli ultimi, dalla curiosità dell’infanzia alla rassegnazione della vecchiaia. Così, pur nella trama semplice e snella, l’opera è potente: si sviluppa intorno a un unico e avvolgente ricordo, un continuum che appare denso e consistente, prima di sfuggire via, inesorabilmente. Vi è un’eco delle atmosfere che si respirano ne “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, uscito appena due anni prima, il 1958, che si percepisce nitidamente sin dal secondo capitolo, allorché la famiglia di Pofi si sposta a Erice nella residenza estiva e l’autore descrive il “circolo dei civili”, dove si svolge la partita a carte dei “quattro gran giocatori” o il pranzo con alcuni ufficiali di un distaccamento militare ospiti della famiglia…..

ANTONIO PIZZUTO (1893-1976) si laurea in Giurisprudenza e in Filosofia all’Università di Palermo e fa carriera nella pubblica amministrazione: è vicequestore di Trento, poi questore di Bolzano e di Arezzo. La sua carriera di autore, invece, comincia solo quando, nel 1950, va in pensione e si trasferisce a Roma. Di qui in avanti dedicherà la propria vita soltanto alla scrittura. Le sue opere si distinguono soprattutto per il lavoro sulla lingua e per le novità lessicali e i neologismi che egli introduce. Legato da una profonda amicizia con il critico Gianfranco Contini, è stato da lui ritenuto uno dei maggiori scrittori italiani del secondo Novecento. Antonio Pizzuto, appartiene al novero di quegli autori che hanno molto innovato nel loro tempo, destando l’interesse della critica più avveduta.  Cominciò a scrivere molto tardi, una volta andato in pensione dall’incarico che ricopriva di Questore. Ricordiamo tra le sue opere: “Signorina Rosina”, del 1959; “La bicicletta”, del 1966; “Testamento”, del 1969; “Giunte e virgole”, del 1975 ed altro.

“Una vera e propria rivelazione.” Giorgio Caproni

“Non si smetterebe più di parlare di Pizzuto, come Goethe diceva di Shakespeare. Con Antonio Pizzuto è scomparso il primo dei nostri grandi ‘giovani scrittori’. Questo coetaneo esatto di Carlo Emilio Gadda […] sembrò essere il fratello maggiore della ‘nuova avanguardia’.” Gianfranco Contini che fu un suo grande estimatore. Lo definì il “Joyce italiano”. Scrive nella nota commemorativa che precede il romanzo: “anche noi, suoi inadeguati fedeli, nel tentare di accompagnare per la salita questo Joyce italiano, lo seguivamo a fatica in quell’aria troppo ossigenata delle grandi vette, andine o tibetane. Però Pizzuto ha tutto il futuro innanzi a sé: lui era incalzato dalla necessità di scrivere con estenuante lentezza; la sua fama – o la sua gloria – lo aspetta sicura.

“È un libro che merita di essere letto e raccomandato, tanto acuto è lo sguardo del Pizzuto, ricca la sua esperienza di scrittore, penetrante il suo umorismo.” Eugenio Montale

link per leggere primo capitolo del libro del romanzo di Antonio PizzutoSi riparano le bambole, a cura di Gualberto Alvino, Bompiani, 13 ottobre 2010

http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/si-riparano-bambole

sweetsdreems

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